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Tu sei qui: Storia e StorieIl cornicione del timpano restaurato del Duomo di Amalfi è nero e crea continuità cromatica col resto della facciata /FOTO

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Il cornicione del timpano restaurato del Duomo di Amalfi è nero e crea continuità cromatica col resto della facciata /FOTO

C’è chi ha detto che il cornicione nero del timpano restaurato del Duomo di Amalfi sia un pugno dell’occhio. Fino a un anno fa, infatti, era giallo. Ma a ben vedere, guardando la cattedrale nel suo insieme, la nuova cornice nera garantisce continuità all’intera struttura

Inserito da (Maria Abate), sabato 27 febbraio 2021 10:59:10

Di Maria Abate

C'è chi ha detto che il cornicione nero del timpano restaurato del Duomo di Amalfi sia un pugno dell'occhio. Fino a un anno fa, infatti, era giallo.

Ma a ben vedere, guardando la cattedrale nel suo insieme, la nuova cornice nera garantisce continuità all'intera struttura. Infatti, tutti gli altri cornicioni dei vari elementi che compongono la facciata sono sempre stati neri... A "stonare", semmai, era il vecchio cornicione chiaro del timpano...

Ad ogni modo, c'è bisogno di abituare l'occhio a una novità che ben presto ci apparirà ben armonizzata nel contesto della piazzetta e dell'abitato circostante.

Polemiche a parte, ciò che colpisce del restauro del mosaico di Domenico Morelli, che risale agli inizi del XIX secolo, quando andò a sostituire la facciata precedente fatta crollare e resa irrecuperabile da un forte vento, è la brillantezza delle immagini.

La scena mosaicata raffigura il Cristo Pantocratore, un'immagine di Dio in gloria, quale Origine, Signore e Giudice finale di tutte le cose create, che è raffigurata spesso nei ricchi mosaici dorati che decorano l'abside delle più grandi chiese ortodosse, come la Basilica di Santa Sofia a Costantinopoli, attualmente trasformata in moschea.

In comune con la Basilica turca, infatti, la Cattedrale di Sant'Andrea ha lo stile bizantino. Quello stile che, essendo il ducato di Amalfi sotto la diretta dipendenza di Bisanzio, si riscontra in molti angoli della Costiera Amalfitana.

E, allacciandoci alla storia, non dobbiamo dimenticare che il Duomo di Amalfi custodisce le reliquie di Sant'Andrea dal 1208, anno in cui furono portate in Costiera dal cardinale Pietro Capuano, legato di Innocenzo III, quale bottino di guerra dopo la quarta crociata. Mentre i crociati combattevano, infatti, il legato aveva intrapreso una serie di colloqui con il patriarca di Costantinopoli, per portare a termine una richiesta del Papa. Il dibattito, di natura teologica, si incentrava sulla supremazia della sede più antica, che per Capuano era la sede di Roma, essendone stato l'artefice lo stesso apostolo Pietro. Secondo il patriarca, invece, la sede più antica era quella di Costantinopoli, perché fondata da uno dei primi apostoli chiamati da Cristo, Andrea. Fu per questo Capuano chiese ai crociati di trafugare il corpo di Sant'Andrea e portarlo in Italia, per riaffermare con forza la supremazia della Chiesa d'Occidente.

Ma tornando al mosaico di Morelli, il Pantocratore della facciata del duomo di Amalfi è tratto dal passo dell'Apocalisse di San Giovanni ed è raffigurato con la mano destra benedicente (in questo caso alla latina) e con il libro dei Vangeli, simbolo della giustizia divina, in quella sinistra.

Egli è assiso su un trono i simboli degli Evangelisti e le podestà terrene, che, in segno di adorazione e sottomissione, si prostrano davanti a lui per porgergli le loro corone. È, inoltre, raffigurato all'interno di un cerchio, simbolo di perfezione, che nell'Apocalisse è usato da Giovanni per rappresentare la gloria e il potere di Dio che si manifesterà sul suo trono. Ai piedi del Cristo si trova una vasca piena d'acqua, simbolo del mare che, secondo la tradizione ebraica, era considerato la dimora del maligno.

Per finire, sotto la rappresentazione centrale, dodici bifore accolgono i dodici Apostoli, citati ad uno ad uno col nome in latino.

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